Blog apartitico.

In questo blog sono riportati : testi, informazioni e documentazioni presi da Internet , senza NESSUNA politica , nè di Destra , nè di Sinistra , nè di Centro . Questo occorre dirlo da subito , per non cadere nell'errore di snobbare , sottovalutare , o addirittura ignorare un articolo e un'informazione solo perchè scritto dall'opposizione. Opposizione che poi , inevitabilmente , ogni pochi anni , cambia e torna ad essere maggioranza , e viceversa. Tanto per far capire che occorre leggere tutto , senza guardare al nome dell'autore (e del suo inevitabile schieramento politico) se non per vedere se si tratta di una persona vera , e non inventata .

Questo blog non conterrà tutte le risposte me è un alternativa valida per la ricerca della vera LIBERTA' .

Ti stiamo dando la possibilità di aprire gli occhi , e ciò che vedrai non ti piacerà...

UN MONDO MIGLIORE PUO ESISTERE MA CI E' SEMPRE STATO NEGATO !!!
di Dimitri & Seba

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Libertà

LIBERTA’ DI STAMPA ???

A Venezia, Hitler, al primo incontro con Mussolini, si presentò vestito con un impermeabile sgualcito. Il duce e i suoi ministri erano in divisa, fez, stivali, fasci littori e bandiere. Mancavano solo gli schiavi africani con le trombe vestiti di pelle di leone. Da allora Hitler decise di copiare tutto dal fascismo. Tranne una cosa: l’albo professionale dei giornalisti. Non aveva abbastanza pelo sullo stomaco.
Mussolini creò nel 1925, unico al mondo, un albo nel quale si dovevano iscrivere i giornalisti. L’albo era controllato dal Governo e messo sotto la tutela del ministro della Giustizia, il Mastella dell’epoca.
Nel 1963 l’albo divenne con una nuova legge ordine professionale dei giornalisti con regole, pensione, organismi di controllo, requisiti di ammissione. Una corporazione con dei saldi principi. Infatti nella legge 69/1963 è scritto che: è diritto insopprimibile dei giornalisti la libertà d'informazione e di critica, mentre è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede.
Einaudi scrisse: “L’albo obbligatorio è immorale, perché tende a porre un limite a quel che limiti non ha e non deve avere, alla libera espressione del pensiero. Ammettere il principio dell’albo obbligatorio sarebbe un risuscitare i peggiori istituti delle caste e delle corporazioni chiuse, prone ai voleri dei tiranni e nemiche acerrime dei giovani, dei ribelli, dei non-conformisti”
Berlinguer aggiunse: “Io sono contrario al requisito di qualsiasi titolo di studio per la professione di giornalista, perché considero questo come una discriminazione assurda, una discriminazione di classe, contraria alla libertà di stampa e alla libera espressione delle proprie opinioni".
L’informazione è libera e l’ordine dei giornalisti limita la libertà di informazione. Chiunque deve poter scrivere senza vincoli se non quelli previsti dalla legge.
I giornalisti liberi straccino la tessera, non ne hanno bisogno, il loro unico punto di riferimento è il lettore.
Il 25 aprile si firmerà per un referendum in tre punti per una libera informazione in un libero Stato. Il primo punto sarà l’abrogazione della legge 66/1963, perchè l’accesso alla professione di giornalista e il suo esercizio siano liberi da vincoli burocratici e corporativi di sorta.

La Corte europea di giustizia ha condannato il regime italiano di assegnazione delle frequenze radiotelevisive.

La Corte ha dato ragione a Europa 7, le cui frequenze sono occupate dalla rete di propaganda di Arcore, detta anche Rete 4. La Corte ha evidenziato che il regime di assegnazione delle frequenze nel nostro Paese:
- non rispetta il principio della libera prestazione dei servizi
- non ha criteri di selezione obiettivi – trasparenti – non discriminatoriproporzionati (poi ha finito gli aggettivi)

La sentenza europea segue quelle a favore di Europa 7 della Corte costituzionale, del Consiglio di Stato e dell’Avvocato generale della Corte di Giustizia europea del 12 settembre 2007 (che ha bocciato la legge Gasparri).
Mi aspetto che si faccia applicare la sentenza senza invocare la Nato e l’ONU. Ma sono sicuro che non succederà. Con il solito trucco: cambieranno la legge.
Le frequenze radiotelevisive sono in concessione, significa che sono di proprietà dello Stato, che può decidere, liberamente, a chi assegnarle. Le frequenze sono quindi dei cittadini, di nostra proprietà.
Le leggi che hanno regolamentato il sistema radiotelevisivo, dalla Mammì alla Gasparri, hanno creato un mostro: il Testo Unico. Cambiarlo solo in parte è inutile, va eliminato per poter definire, da zero, nuove regole che garantiscano una vera informazione.
Il 25 aprile proporrò tre referendum per una “Libera informazione in un libero Stato”:

- abolizione dei finanziamenti pubblici alla stampa
- abolizione dell’ordine dei giornalisti
- abolizione del Testo Unico del 31 luglio 2005 (D.Lgs. 177) che rappresenta oggi il quadro normativo della radiotelevisione

In Europa ci sanzionano perché non siamo trasparenti e obiettivi nell’informazione e non rispettiamo le regole di una corretta informazione. Guardate in Italia cosa succede: una trasmissione, Annozero, ha raccontato i fatti che hanno coinvolto il governatore della Sicilia Cuffaro, condannato a 5 anni di carcere per aver favorito dei mafiosi, una condanna seppur in primo grado che la legge prevede la sospensione, tanto che si è dovuto dimettere.

Un fatto gravissimo, un presidente della regione che viene condannato per aver favorito dei mafiosi qualcuno lo deve raccontare. Lo hanno raccontato un po tutti, ma tutti per far vedere con quanta dignità dopo la condanna offriva cannoli, meno Annozero, che invece ha raccontato chi è questo personaggio. Apriti cielo, ma non apriti cielo non contro Cuffaro per quello che ha combinato, ma contro la trasmissione che lo ha raccontato.

Addirittura, subito dopo sono partiti degli esposti verso l’organo di controllo del servizio pubblico, che si chiama “Autorità per le garanzie nelle comunicazioni” (Agicom). 24 ore dopo l’Agcom ha già punito Santoro e la trasmissione Annozero dicendo che non è stato obiettivo e che deve riparare il danno. Quale danno? Viene da chiedersi “ma cos’è questa grande autorità delle comunicazioni? Chi sono questi personaggioni?”

L’autorità per le comunicazioni è un’autorità che viene nominata dal sistema dei partiti, nel 2002 era stata nominata sotto il governo Berlusconi, e soprattutto ci vanno persone che sono legate al sistema dei partiti. In definitiva mi pare proprio che più di giudice sia un controllore che viene nominato dal controllato affinché nessuno disturbi il manovratore. Questa è la verità.

Voglio avere rispetto verso le autorità, però ci vuole indipendenza anche da parte loro, perché un’autorità per le comunicazioni che prende una decisione di questo genere nei confronti di una trasmissione soltanto perché racconta i fatti, si ha la certezza che lo scopo non sia quello di dare pari opportunità, ma sia quello di impedire che i cittadini conoscano i fatti.

Permettete anche a me di dare un’informazione su chi sono i componenti di questa autorità, poi giudicate voi.
Presidente è Corrado Calabrò, che ha già spiegato che si è mosso in base ad esposti, cioè qualcuno ha fatto un esposto se no non si muoveva, ma chi ha fatto l’esposto? Sempre dei politici. Da chi vengono nominati? Dal sistema politico. Chi è Calabrò? E’ del Tar Lazio, ma non è solo un magistrato: lo ha indicato il vice-premier Fini, è calabrese e ha 73 anni, è stato capo della segreteria di Aldo Moro, ha fatto parte di una dozzina d’incarichi ministeriali come capo di gabinetto all’industria, al bilancio, all’agricoltura, all’istruzione e alla sanità. Un uomo che è stato sempre al servizio delle istituzioni, cioè che ha conosciuto un mondo politico enorme. E’ amico di Maccanico, ma anche di Corrado Carnevale, il famoso giudice “ammazza-sentenze” come dice Travaglio quando racconta chi è questo signore. Calabrò sicuramente è una persona perbene, certo ha fatto parte di vari organismi, e insieme a lui hanno deciso anche vari commissari.

Lo aiutano in questo lavoro Giancarlo Innocenzi, era dirigente Fininvest e sottosegretario di Forza Italia: ma come? Questa è un’autorità e di questa fa parte un membro che viene da una struttura di partito, addirittura da una struttura da un’attività di quel genere?
C’è anche un certo Enzo Savarese, anche lui un ex deputato di AN, ex dirigente Alitalia. Chi fa parte di questo gruppo di giudici che hanno detto che Santoro non poteva raccontarci nulla su Cuffaro c’è anche un certo Gianluigi Magri, ex sottosegretario UDC. Trovassimo qualcuno che sia della cosiddetta “società civile”.
Poi “grazie a Dio” c’è Nicola D’Angelo, che è stato capo di gabinetto di Maccanico e capo ufficio legislativo di Fassino alla Giustizia. C’è anche un certo Michele Lauria, ex senatore della Margherita. Uno per ogni partito “non fa male a nessuno”, ma a proposito non poteva non esserci l’Udeur: Roberto Napoli, medico chirurgo, esperto in comunicazioni evidentemente, ex senatore Udeur. Ma non è che questo sia un luogo più d’ex o di qualche trombato di troppo?
Poi c’è Sebastiano Sortino, un tecnico di livello come lo è Calabrò, con un passato di direzione della federazione editori e grande esperto di pubblicità.

Dimenticavo la Lega: Stefano Mannoni, editorialista del Foglio e de Il Giornale, indicato appunto dalla Lega, noto per aver appoggiato le peggiori leggi vergogna, come quelle poi fatte a pezzi dalla consulta. A proposito, questo Mannoni è quello che, uscita la sentenza della corte di giustizia su Europa7, ha fatto un articolo su Il Giornale in cui ha detto che non ha sbagliato chi non ha dato le licenze ad Europa7, ma la corte di giustizia europea. Chiaro il concetto?

Morale della favola: chi controlla i controllori, ma chi nomina i controllori? Se a nominare i controllori sono il sistema dei partiti, e ogni partito ci mette il suo, di destra e di sinistra, indipendentemente dalla buona fede dei singoli partecipanti, è una Casta che si chiude. Si ha l’impressione che qualcuno voglia informare in un modo diverso i cittadini, vuole far conoscere l’altra verità, quella che piace ai partiti, quello che piace alla Casta.

Ci si chiude, scatta un organismo che condanna chi fa il proprio dovere. E’ successo in materia di giustizia con i vari De Magistris, Forleo e altri, succede con l’informazione, per questa informazione che vuole essere libera a tutti i costi, e succede nella politica per chi come l’Italia dei Valori, per me personalmente, cerca di non farsi condizionare dalle logiche della spartizione e della lottizzazione.

Ecco perché ho l’impressione che dopo questa crisi di governo, nella prossima legislatura, bisogna ritornare al “resistere, resistere, resistere”.

QUANTO CI COSTANO I GIORNALI

Il finanziamento pubblico ai giornali costa al cittadino italiano quasi un miliardo di euro all’anno. L’editoria, può quindi, a pieno titolo essere definita editoria di Stato. Ci sono buoni e anche ottimi giornalisti, quelli che scrivono rischiando la pelle, quelli emarginati, quelli sotto pagati. Il 25 aprile non è contro di loro, ma contro l’ingerenza della politica nell’informazione.
Il lettore non conta nulla per l’editore di un giornale, contano di più i finanziamenti pubblici (partiti), la pubblicità (Confindustria, ABI, Confcommercio) e i gadget (dvd, fumetti, eccetera).
Beppe Lopez ha scritto un libro: “La Casta dei giornali”, un viaggio nella disinformazione. Ogni giorno ne pubblicherò un estratto fino al 25 aprile.

Soldi pubblici, informazione privata.

“ Ma quanti sanno che lo Stato finanzia il Corriere della Sera, rimpolpando gli utili degli azionisti della RCS con elargizioni calcolate, per un solo anno, in 23 milioni di euro?
E come commentare il fatto che gli italiani, tutti gli italiani, lavoratori e imprenditori, laici e cattolici, piemontesi e siciliani – oberati, tutti insieme e individualmente, dal più alto debito pubblico dell’Occidente (che nel 2006 ha sfondato il tetto dei 1.600 miliardi di euro) e da interessi sul debito colossali (ogni anno il 6% del PIL) – siano costretti a finanziare, fra gli altri il giornale della Confindustria con più di 19 milioni di euro l’anno, il quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana con più di 10 e il quotidiano della Fiat con 7 milioni di euro?
La Mondadori, notoriamente, non ha un quotidiano. Si accontenta, diciamo così, di fare la parte del leone in edicola con i periodici e in libreria con i libri. Come la prendereste se vi dicessero che, solo sotto forma di credito di imposta sulle spese sostenute per l’acquisto della carta in un anno, l’azienda di Silvio Berlusconi è stata da noi sostenuta con un contributo di 10 milioni di euro? E che in un solo anno risulta aver avuto dallo Stato uno sconto, per le spedizioni postali, di quasi 19 milioni di euro?
Tutti conoscono Giuliano Ferrara e il suo Foglio, Vittorio Feltri e il suo Libero, Antonio Polito (poi sostituito da Paolo Franchi) e il suo Riformista. Pochi sanno che costoro possono fornire il loro esuberante apporto alla vita politica e istituzionale del Paese grazia al nostro diretto apporto economico. Insomma ci costano complessivamente più di 12 milioni di euro.” Beppe Lopez, La Casta dei giornali, ed. Nuovi Equilibri

Il pesce più grosso dello stagno è quello che non si è fatto prendere. RCS (Corriere della Sera) è il primo gruppo, sia per contributi ricevuti dallo Stato che per le prediche sul taglio dei costi della Casta. Paolo Mieli è meglio di una vecchia carpa. I suoi giornalisti fanno i moralizzatori, ma RCS incassa in un anno un malloppo di 23.507.613 euro. Quando andate in edicola il Corriere pretendelo gratis, lo avete già pagato in anticipo con le vostre tasse.

In un anno, 16.186.244 euro fra quelli prelevati dalle tasche degli italiani finiscono nelle casse dell’Espresso-La Repubblica, gruppo già ricco di suo di entrate da vendita di copie, da raccolta pubblicitaria e da “prodotti collaterali” (libri, dvd, ecc.). Il quotidiano fondato da Scalfari e dal principe Carlo Caracciolo viene anche teletrasmesso in America e in Australia a nostre spese (1.351.640 euro l’anno)."

La Confindustria vuole il libero mercato. Il taglio della spesa pubblica. L'allontanamento degli statali fannulloni. Vuole la legge 30/Maroni, il precariato. E, come è ovvio, anche il profitto di impresa. Il suo giornale, Il Sole 24 Ore, ha ricevuto contributi pubblici per 19.222.787 euro nel 2006. Un quotidiano liberista/statalista che fa utili con le nostre tasse. Un esempio di coerenza cAnche le testate finanziate per stranieri e emigranti all'oscuro di quello che avviene nel nostro Paese, come l'arcinoto "Polesani nel mondo" o il Gruppo l'Espresso (1 milione 700 mila euro di contributi all'anno) potranno fare poco per cambiare la situazione.

"Le testate percettrici di contributi diretti, relativi all’anno 2003, risultavano dunque 386, divise in otto categorie...

LE ALTRE CATEGORIE/ ESTERO:
- 124 «giornali italiani pubblicati e diffusi all’estero». Cinque i giornali più gratificati: Fiamma (Australia) con 143 mila euro, Pagina (Svizzera) con 89 mila, Cittadino Canadese (Canada) con 53 mila, Corriere Italiano (Canada) con 51 mila, Eco (Svizzera) con 49 mila.
Nel 2004 queste testate risulteranno 133, che si divideranno in tutto 1 milione 446 mila euro.
- fra le 23 «pubblicazioni edite in Italia e diffuse prevalentemente all’estero», predominava il Messaggero di S. Antonio, della Provincia Padovana dei Frati minori conventuali, con 109 mila euro. A una certa distanza, i 67 mila dell’Aise (Sogedi). Tutte le altre, fra i 27 mila euro di Inform e i 6 mila di Voce Buccino (Imprenda Angelo Maria): Abruzzo nel Mondo, Bellunesi nel Mondo, Emigrazione Siciliana, Migranti Press, Notizie Fatti e Problemi dell’Emigrazione, Polesani nel Mondo, Santo dei Miracoli (ancora S. Antonio da Padova), Servizio Migranti, Sicilia Mondo, Trentini nel Mondo, Trevisani nel Mondo, Voce dell’Emigrante, ecc. Anche nel 2004 le pubblicazioni di questo capitolo di spesa – 619 mila euro saranno 23.
- due «quotidiani italiani teletrasmessi in paesi diversi da quelli membri dell’Unione Europea». In sostanza, si erogavano due milioni di euro ai due più importanti gruppi editoriali del Paese, l’Editoriale L’Espresso e la RCS, per finanziare la teletrasmissione all’estero della Repubblica (1 milione e 700 mila) e del Corriere della Sera (700 mila).ontro lo spreco.

Più di 100 giornali o periodici cattolici sono finanziati dallo Stato. Ma non erano sufficienti l'otto per mille e l'esenzione degli immobili religiosi dall'ICI? Le nostre tasse contribuiscono a "La Voce dei Berici della Diocesi di Vicenza" e a "La Valsusa della Stampa Diocesana Segusina".
Imperdibili per i fedeli più devoti.

"Le testate percettrici di contributi diretti, relativi all’anno 2003, risultavano dunque 386, divise in otto categorie...

QUARTA CATEGORIA: in pratica, monopolio di testate facenti capo, direttamente o indirettamente, alla Chiesa cattolica (diocesi, arcidiocesi, ordini religiosi, conventi, associazioni e opere pie, confraternite, ecc.). Fra i 106 «periodici editi da cooperative, fondazioni o enti morali ovvero da società il cui capitale sociale sia detenuto da cooperative, fondazioni o enti morali» si contavano sulla punta delle dita di una sola mano quelli editi da organizzazioni non cattoliche come l’Istituto Buddista e non religiose come l’ANMIL (Associazione dei Mutilati e Invalidi del Lavoro) e la Federazione Orticoltori.
A primeggiare era la Società San Paolo. Fondata nel 1914 da don Giacomo Alberione, opera in trenta nazioni «e in molteplici campi di attività: editoria libraria, giornalistica, cinematografica, musicale, televisiva, radiofonica, audiovisiva, multimediale, telematica; centri di studio, ricerca, formazione, animazione». I Paolini sono impegnati programmaticamente e sistematicamente «nella diffusione del messaggio cristiano utilizzando i mezzi che la tecnologia mette a disposizione dell’uomo di oggi per comunicare». E la Periodici San Paolo, in particolare, riusciva a utilizzare puntualmente anche i contributi messi a disposizione dallo Stato italiano, assommando con sei testate una cifra superiore al miliardo delle vecchie lire: Famiglia Cristiana (210 mila euro), Il Giornalino (210 mila), Jesus (49 mila), Vita Pastorale (34 mila), Famiglia Oggi (5 mila) e Letture (5 mila).
A parte la San Paolo, la gran parte delle testate di questa categoria si accontentavano di contribuzioni sotto i 50 mila euro: la più bassa in assoluto, meno di duemila euro, quella assicurata alla Impresa Tecnoeditoriale Lombarda per la Rivista Diocesana Milanese. Solo quindici riviste riuscivano ad aggiudicarsi un aiuto pubblico compreso fra i 50 mila e i 100 mila euro: L’amico del Popolo (102 mila), Città Nuova della Pia Associazione Maschile opera di Maria (94 mila), Toscana Oggi (89 mila), La Vita del Popolo dell’Opera San Pio X (82 mila), Corriere di Saluzzo (80 mila), Verona Fedele (74 mila), Il Popolo dell’Opera Odorico da Pordenone (65 mila), La Vita Cattolica (64 mila), L’Azione della Diakonia Ecclesiale (63 mila), La Difesa del Popolo (61 mila), La Voce dei Berici della Diocesi di Vicenza (57 mila), Adista «fatti, notizie, avvenimenti su mondo cattolico e realtà religiose» (56 mila), La Voce del Popolo «settimanale di informazione della cultura cattolica di Brescia. Documenti e informazioni sulla Diocesi e sulla Curia Vescovile» (56 mila), Il Nuovo Rinascimento dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai (52 mila) e La Valsusa della Stampa Diocesana Segusina (51 mila).
Nel 2004 queste testate passeranno da 106 a 115, per una contribuzione complessiva di 3 milioni 674 mila.

Di fronte al numero sterminato di giornali assistiti la prima reazione è di farne subito uno per prendere finalmente uno stipendio. Se Fare Vela e Sportsman -Cavalli e Corse hanno ricevuto un finanziamento lo possono pretendere tutti, dai blog ai giornali di quartiere

"Le testate percettrici di contributi diretti, relativi all’anno 2003, risultavano dunque 386, divise in otto categorie...

TERZA CATEGORIA: cooperative vere, quasi vere, false. E cioè sessantotto «quotidiani e periodici editi da cooperative di giornalisti o da società la cui maggioranza del capitale sociale sia detenuta da cooperative nonché quotidiani italiani editi e diffusi all’estero e giornali in lingua di confine».
Notevoli, in questo elenco, i trucchi, i travestimenti e le diavolerie messe in atto per acquisire contributi pubblici anche di notevole consistenza. La lista era capeggiata da una strana terna: l’Avvenire, diffuso e autorevole organo della potente Conferenza Episcopale Italiana, con 5.999.900,04 euro; Italia Oggi, battagliero «quotidiano economico, giuridico e politico, per i professionisti dell’economia e del diritto» della ClassEditori (gruppo con 270 dipendenti, quotato in Borsa ma formalmente posseduto al 50,01 per cento dalla coop Coitalia), con 5.061.277,60; Il Manifesto, storico «quotidiano comunista», edito dalla cooperativa editoriale più autentica e più autorevole esistente nel nostro Paese, con 4.441.529,33.
Dietro il Primorski Dnevnik (2.969.627,17 euro), una decina di altre testate dalla svariata tipologia e qualità, accreditate di contributi fra i 2 milioni e i 2 milioni e mezzo di euro: America Oggi, «quotidiano italiano pubblicato negli Stati Uniti»; Conquiste del Lavoro, «quotidiano della CISL fondato nel 1948 da Giulio Pastore» (2.582.284,89); l’Avanti! «quotidiano socialista»; Il Cittadino, «quotidiano lodigiano e del SudMilano»; Corriere di Forlì, Corriere di Perugia, Corriere di Firenze, Corriere Canadese, Corriere del Giorno di Puglia e Basilicata, Il Corriere Mercantile, Editoriale Oggi (Ciociaria Oggi e Latina Oggi del gruppo di Ciarrapico), Giornale Nuovo della Toscana («testata distribuita esclusivamente in abbinamento con il quotidiano Il Giornale»), Il Globo, Nuovo Oggi Molise (gruppo Ciarrapico), Sportsman - Cavalli e Corse, Voce di Romagna
Per il resto, si rilevavano due corposi contributi superiori al milione e 800 mila (Il Sannio Quotidiano, «primo quotidiano di Benevento» e Rinascita). A seguire il milione e 601 mila euro della Dolomiten di Bolzano, il milione e 586 mila di Scuola Snals, il milione e 406 mila di Nuovo Corriere Bari Sera, il milione e 313 mila di Provincia Quotidiano di Frosinone, il milione e 224 mila del Cittadino Oggi di Siena, il milione e 185 mila della Verità, il milione e 272 mila della Voce di Mantova; i buoni piazzamenti, sul milione di euro, dell’agenzia Area (storicamente legata all’area ex PCI e fornitrice di decine di emittenti locali) e di Ottopagine («quotidiano dell’Irpinia a diffusione regionale» in vendita a 50 centesimi); i 916 mila euro di Dossier News di Caserta - Il Giornale, gli 891 mila di Cronache del Mezzogiorno, i 753 mila dell’agenzia Dire.
Una serie di testate venivano sostenute con un contributo annuo di 516 mila euro: Fare Vela, Luna Nuova, Carta, Motocross, Il Mucchio Selvaggio («settimanale di musica rock, cinema, libri e video»), La Nuova Ecologia di Legambiente, Rassegna Sindacale («settimanale della CGIL specializzato sui temi del sindacato e del lavoro»), Il Salvagente («settimanale dei diritti, dei consumi e delle scelte» nato nel 1989 come supplemento all’Unità), Trenta Giorni nella Chiesa e nel Mondo («mensile internazionale diretto da Giulio Andreotti»)…
A seguire, con contributi di minore entità, due mensili come Noi Donne (storica rivista femminile nata nel 1937 a Parigi, espressione dell’UDI, Unione Donne Italiane) e Minerva del Club delle Donne, l’associazione romana guidata dall’ex PSI Annamaria Mammoliti, Chitarre del Musichiere Soc. coop a r.l. e Jam «viaggio nella musica», testate come Metropolis (quotidiano che «opera a partire dagli anni 90 nell’area stabiese-sorrentina, tornese vesuviana, agro-nocerino-sarnese, salernitano, avellinese»), il settimanale in sloveno Novi Matajur, il «mensile di Agricoltura Alimentazione e Ambiente» Oep-Notiziario Agricolo Spazio Rurale, Ore 12, Qui («settimanale di informazione della Provincia di Ravenna»), il «settimanale di Imola» Sabato Sera, il settimanale Sole delle Alpi che si propone di «far riscoprire le culture locali, oramai vittime della globalizzazione culturale ed ideologica», il mensile Rivista Italiana Difesa «pubblicazione leader del settore in Italia fin dal primo numero»...
Chiudevano questa categoria i sei contributi più modesti, elargiti a Lucania, «quotidiano di vita regionale» della Basilicata con redazione, società editrice, centro stampa, concessionaria locale e concessionaria nazionale a Bari, capoluogo della Puglia (153 mila euro); all’Umanità, presumibile erede della vecchia testata socialdemocratica (114 mila euro); al Quotidiano di Sicilia, «regionale di Economia Istituzioni Ambiente Lavoro Impresa Terzo settore» (108 mila); al quotidiano Domani di Bologna (76 mila); a Mari e monti (84 mila) e al «settimanale d’informazione di Anzio e Nettuno» Il Granchio (41 mila).
In questa categoria convergevano le quattro sottocategorie previste dall’art. 3 della legge 250 del 1990. Nel 2004 essa sarà, negli elenchi ufficiali del Dipartimento, divisa in quattro capitoli: ventiquattro quotidiani editi da cooperative, per complessivi 31 milioni 812 mila euro; quindici quotidiani di società «la cui maggioranza del capitale sia detenuta da cooperative, fondazioni ed enti morali», per complessivi 38 milioni 91 mila euro; quattro quotidiani editi in regioni di confine, per complessivi 5 milioni 328 mila euro; cinque quotidiani editi e diffusi all’estero, per complessivi 8 milioni 162 mila euro; ventitré periodici editi da cooperative di giornalisti, per complessivi 9 milioni 613 mila euro. In tutto, tre testate in più rispetto alle 68 del 2002, per un totale esborso di circa 95 milioni di euro.

La cooperativa, secondo il dizionario della lingua italiana, è una società di produzione fondata sul capitale, il lavoro e il profitto impiegati o distribuiti in comune. Libero e il Foglio sono cooperative? Il capitale è il nostro, il lavoro è per il loro padrone e i profitti sono i loro stipendi. In comune ci sono solo le nostre tasse.

"Le testate percettrici di contributi diretti, relativi all’anno 2003, risultavano dunque 386, divise in otto categorie...

SECONDA CATEGORIA: ex “movimenti” ora sedicenti cooperative. E cioè ventidue «quotidiani editi da cooperative costituite entro il 30 novembre 2001, già organi di movimenti politici».
Si entrava in una galleria di testate più varie ed eterogenee, che erano riuscite ad acquisire il diritto ai contributi attraverso vie controverse. A cominciare da Libero (5.371.151,76) e dal Foglio (3.511.906,92). Quattro quotidiani, meno noti e meno diffusi di questi due, si aggiudicavano tutti la stessa bella cifra di 2.582.284,49 euro: Il Giornale d’Italia, Linea («giornale del Movimento Sociale Fiamma Tricolore»), Torino Cronaca-Il Borghese e Roma. Per entità del contributo, seguivano un altro quotidiano napoletano, Il Denaro, con 2.238.168,15 e Il Riformista – più esattamente: «Nuovo Riformista (già) Le Ragioni del Socialismo» – con 2.179.597,05. Con poco meno (2.065.827,60) faceva la sua bella figura l’Opinione delle Libertà di Diaconale. Altri due corposi contributi risultavano assegnati al quotidiano cremonese La Cronaca (1.874999,72) e al Campanile Nuovo dell’UDEUR, il partito dell’ex DC Clemente Mastella (1.153.084).
Contributi più limitati andavano, fra gli altri: alla Gazzetta Politica dell’ex dirigente del PSI Claudio Signorile (516.456,90); a Metropoli Day, «settimanale di informazione che pubblica notizie di attualità politica, costume, eventi sportivi e culturali, attualità e tanto altro ancora che riguardano i Comuni di Campi Bisenzio, Sesto F.no, Poggio a Caiano, Calenzano, Signa e Lastra a Signa» (516.456,90); al settimanale Avvenimenti, fondato dall’ex deputato PCI Diego Novelli (451.992,60); ad Area, dell’Area Editoriale s.r.l. (451.992,60); alla Voce Repubblicana, organo del residuale PRI (203.694,45).
Completavano la seconda categoria donazioni fra i 169 mila e i 10 mila euro al mensile Aprile della sinistra dei DS, al Patto dell’ex deputato DC Mario Segni, ad Angeli, a Cristiano Sociali News, a La Nuova Provincia (già) Città che Vogliamo e a Milano Metropoli.
Nel 2004 l’esborso complessivo per questa categoria di testate sarà di 29 milioni 810 mila euro. Risulteranno assenti Il Giornale d’Italia e Il Patto. La rivista della Angeli Editrice diventerà Quotidiano Sociale di Angeli, passando da 91 mila a 516 mila euro.

Gli italiani sono in leggera controtendenza. Leggono poco, ma in compenso hanno un numero di giornali sterminato finanziato dalle loro tasse. Da cosa dipende? Dalla scelta eccessiva che confonde il lettore? Dall'informazione asservita ai finanziatori politici?

"Le testate percettrici di contributi diretti, relativi all’anno 2003, risultavano dunque 386, divise in otto categorie, di cui le prime tre primariamente coinvolte nelle polemiche sui soldi ai “giornali di partito”, a sedicenti “movimenti” e alle vere e finte cooperative.
PRIMA CATEGORIA: tredici «giornali organi di movimento politico avente un proprio gruppo parlamentare o due eurodeputati eletti nelle proprie liste, nonché giornali organi di minoranze linguistiche aventi un rappresentante in parlamento».
La lista era capitanata dall’Unità, con un contributo complessivo di 6.817.231,05 euro. Al giornale dell’ex PCI, ex PDS e ora DS, si affiancavano altre due testate di partiti provenienti dalla stessa area ex PCI: il quotidiano Liberazione, di Rifondazione Comunista, percettore di un contributo di 3.718.490,08 euro, e il settimanale dei Comunisti Italiani (PDCI) Rinascita della Sinistra (907.314,84).
Era assente dalle edicole e dai contributi con un proprio giornale Forza Italia, il più importante partito dell’altro fronte, il centrodestra (salvo che per i 563.604,85 assicurati al mensile Liberal di Ferdinando Adornato). Due corpose contribuzioni venivano però assicurate alla Lega Nord per La Padania (4.028.363,80) e ad Alleanza Nazionale per il Secolo d’Italia, appartenente al “Secolo d’Italia di Gianfranco Fini” (3.098.741,40).
Per quello che riguarda l’area dell’ex DC, in testa era “Democrazia è Libertà – La Margherita” con il quotidiano Europa (3.138.526,10). Ma anche La Discussione, «giornale fondato da Alcide de Gasperi» e ora oscuro quotidiano della Democrazia Cristiana per le Autonomie, riusciva ad accaparrarsi la bella cifra di 2.582.284,49 euro. Mentre Democrazia Cristiana, edito da “Balena Bianca piccola società Coop Giornalistica a r.l.”, si accontentava di 157.545,10.
Contributi sul milione di euro risultavano versati agli organi di altri due gruppi politici: 1.032.913,80 alla Sudtiroler Volkspartei, per la testata Zukunft in Sudtirol; 1.020.390,93 ai Verdi per Il Sole che ride.
Completavano l’esborso pubblico per la prima categoria di testate sovvenzionate i 602.024,10 al settimanale Avanti! della Domenica (i socialisti dello SDI) e i 297.146,28 a Le Peuple Valdôtain dell’Union Valdôtaine.
Le tredici testate di questa categoria si ritroveranno nei contributi 2004, perlopiù con cifre in crescita, per un totale di 26 milioni 694 mila euro. Al posto del Sole che ride, una “new entry”: Il Socialista Lab, del Nuovo PSI, con 36 mila euro.

Tra le cause dell'emergenza spazzatura ci sono i giornali. Non solo in senso metaforico, perchè non hanno informato su ecomafia e raccolta differenziata, ma con il loro contributo diretto.La monnezza è prodotta dagli editori in modo consapevole. Stampano per prendere i contributi dallo Stato e riempire i bidoni della spazzatura.

"Ora che sono scomparsi compositori, linotipisti e impaginatori, lo stampatore è rimasto l'unico nei giornali a tenere alta la bandiera dell'arte tipografica. Si può immaginare, dunque, l'avvilimento dei rotativisti dell'Unità quando ogni notte sono costretti a produrre 16 mila copie di scarto per consentire alla Nuova Iniziativa Editoriale S.p.A. di incassare dallo Stato, solo con esse, 250 mila euro annui di contributi, che concorrono a quelli che complessivamente le spettano (6,5 milioni di euro) per il fatto di stamparne ogni notte 120 mila, anche se potrebbe mandarne in edicola solo 80 mila, visto che se ne vendono meno di 60 mila. Una resa del 50% di copie non si era mai vista prima dell'avvento delle provvidenze per l'editoria.
Ma si è visto e si vede anche di più, Europa, il quotidiano della Margherita, notoriamente vende sotto le 5 mila copie, diciamo molto sotto. Eppure, per incamerare più di 3 milioni di euro l'anno in pubblici contributi, la sua amministrazione deve farne stampare 30 mila copie. Sapendo perfettamente che fine faranno: al macero. Con quanti danni per l'erario, per la dignità professionale di tutte le persone coinvolte e persino per i boschi e per i polmoni dell'umanità, è facile immaginare.